La prima esperienza di volontariato a Chaaria non è stata sicuramente facile. Il grande entusiasmo presente fino all’arrivo alla missione lentamente ha lasciato il posto al rimpianto nei confronti delle abitudini quotidiane consolidate che ho dovuto totalmente e immediatamente dimenticare, alla solitudine interiore perchè non è facile “fare” gruppo da subito con persone che non hai mai visto e conosciuto e che, probabilmente sono anche esse in difficoltà. Per una settimana circa ho resistito pensando ai giorni già passati senza mai contare quelli che mancavano alla partenza per Nairobi e al viaggio di ritorno. Il lavoro era appassionante, tutto il personale di laboratorio mi ha accolta con gioia e fin da subito mi sono trovata a mio agio.

I miei affetti, però, erano lontani e la nostalgia mi accompagnava dal mattino quando mi alzavo fino a quando mi addormentavo la sera. WhatsApp è stata la mia medicina. Ogni sera nella mia stanza potevo parlare con i miei cari e ricevere delle fotografie. Un martedì pomeriggio, dopo la pausa pranzo, ho parlato con l’economo e ho domandato se potessi rientrare. Nulla ostava al mio ritorno. Nonostante l’assicurazione, avrei dovuto acquistare un nuovo biglietto che mi sarebbe stato rimborsato dopo il ritorno. In quel momento, i miei pensieri hanno avuto un’inversione di tendenza e ho deciso di restare. Sono stata aiutata molto da tutto il personale o forse sono stata io stessa ad accorgermi di loro. Le difficoltà e la nostalgia non si sono dissolte totalmente ma mi hanno lasciato vivere meglio. Ho cominciato a pensare positivamente, e a rimodulare la scala dei valori ad apprezzare la pazienza e la lentezza degli africani, i loro sorrisi sinceri; la tenacia e la volontà di raggiungere l’ospedale dopo ore e ore di cammino da parte di pazienti comuni e di mamme in avanzato stato di gravidanza, il sorriso dei bambini e la curiosità dei loro occhi, la dedizione totale e continua di tutto il personale che lavora in ospedale, dai buoni figli, e per la comunità.

Il contatto con la natura e i suoi colori intensissimi, le grida notturne delle scimmiette e delle civette, il cielo notturno che è nerissimo e ricco di un numero sterminato di stelle, hanno contribuito non poco alla mia serenità. Il tempo è passato velocemente e il giorno della partenza è arrivato. I saluti sono stati sinceri ma senza emozioni: ero già partita! Per molti giorni, presa dal racconto e totalmente dedicata a prendere possesso della mia quotidianità mi sono dimenticata di Chaaria.  Il mal d’Africa però era in incubazione e di lì a poco è esploso con una forza inimmaginabile…

Anna Albina Sampò